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Augusta Ada Byron, più nota come Ada Lovelace (1815 – 1852), è stata una matematica inglese, nota soprattutto per il suo lavoro alla macchina analitica ideata da Charles Babbage.

In 36 anni di vita ci ha lasciato molti scritti, teorizzazioni sulla macchina analitica ma anche importanti visioni sul futuro della tecnologia: in un tempo in cui gli antenati dei nostri PC erano macchine studiate e progettate meramente come strumenti di calcolo numerico, Ada era certa che i computer avrebbero avuto un ruolo ben più importante e vasto nella nostra vita quotidiana.

Ada Lovelace, l’incantatrice di numeri

Versi Versus…Numeri

Ada Lovelace, l’unica figlia legittima del poeta Lord Byron e della matematica Anne Isabella Milbanke, cresce senza padre – che se la dà elegantemente a gambe prima che Ada compia un anno. I poeti, si sa, sono anime strane. La madre, angosciata al pensiero che la piccola Ada possa seguire le orme paterne dedicandosi alla poesia – vade retro Satana – la inizia ben presto alla più alta delle istruzioni: tra gli altri illustri dotti del tempo, viene seguita da Mary Somerville e Augustus De Morgan, che negli anni si occupano di introdurla a livelli avanzati di algebra, logica e analisi – fatto piuttosto inconsueto per una donna della sua epoca. Dal 1832 le straordinarie doti dell’ormai diciassettenne Ada cominciano a farsi notare e l’amore per la matematica inizia il predominio sulla sua vita – parecchio superiore a quello del matrimonio (avvenuto nel 1835 con William King-Noel, conte di Lovelace) che solitamente, per l’epoca, è una tra le massime aspirazioni femminili.

La vita è un intreccio di incontri, anche per Ada Lovelace

Nel 1833, ad un ricevimento tenuto dalla Somerville – ah, l’importanza delle relazioni- Ada incontra il matematico Charles Babbage, già “padre” della macchina differenziale.

La giovane rimane molto colpita dalla portata delle sue idee e del suo lavoro e inizia a studiare appassionatamente i metodi di calcolo realizzabili con la macchina differenziale e la macchina analitica. Babbage, dal canto suo, è talmente toccato dall’intelligenza e dall’abilità della Lovelace da soprannominarla “The Enchantress of Numbers” – letteralmente, l’incantatrice dei numeri… mica spicci.

Dopo un seminario di Babbage sulla macchina analitica al secondo Congresso degli scienziati italiani (Nel 1842, Università di Torino), il giovane ingegnere Luigi Federico Menabrea (futuro primo ministro del Regno d’Italia) pubblica un saggio descrittivo del progetto (“Notions sur la machine analytique de Charles Babbage”) che lo stesso Babbage chiede ad Ada di tradurre in inglese aggiungendo eventuali note: inutile dirlo, la Byron finisce per ampliare il testo di Menabrea dalle venti pagine originali, a circa cinquanta.
Nel suo articolo, pubblicato nel 1843, Ada descrive la macchina analitica come uno strumento programmabile e, con slancio visionario, prefigura il concetto di intelligenza artificiale affermando che, sebbene nella sua visione non possa diventare un essere pensante come l’uomo, la macchina analitica sarebbe stata cruciale per il futuro della scienza.

La prima programmatrice della storia?

Ada muore nel 1852, all’età di 36 anni. Nel 1953 (quindi più di cento anni dopo), vengono pubblicate nuovamente le sue note sulla macchina analitica di Babbage, riconosciuta ufficialmente come un primo prototipo di computer della storia: gli appunti di Ada sono la descrizione di un computer dotato di software.

Le sue note furono identificate alfabeticamente dalla A alla G, nota in cui è descritto un algoritmo per la macchina analitica finalizzato al calcolo dei numeri di Bernoulli, oggi generalmente riconosciuto come il primo algoritmo espressamente inteso per essere elaborato da una macchina e, in definitiva, il primo programma informatico del mondo.

Anche se definirlo così a sua mamma non sarebbe piaciuto, quel che ha fatto nella vita “l’incantatrice dei numeri” è o non è, in fondo, poesia?

Olimpia Ricci

Olimpia Ricci

IT Recruiter per passione, Logorroica per professione

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